L’evasione

AcEvasionecade spesso che per un motivo o per un altro ci sentiamo in dovere di compiere dell scelte. Fare qualcosa di nuovo, di diverso. Tutto questo per rompere la monotonia che si materializza nela vita di tutti i giorni. Ciò accade perchè spesso ci sentiamo in gabbia non solo nel luogo in cui ci troviamo, nella vita in cui siamo immersi. Ma anche perchè ci sentiamo imbrigliati in una personalità che vogliamo scrollarci di dosso. Chi non vorrebbe svegliarsi un giorno ed essere qualcun altro. Magari una persona di successo o semplicemente essere nei panni del proprio vicino di casa. Si tratta di qualcosa che succede a tutti almeno una volta e proprio questa volonta ci porta a compiere due scelte:

Scegliere di cambiare e provare qualcosa di diverso e scegliere di non scegliere, ovvero di restare nel guscio che si è formato. La prima è di sicuro qualcosa di coraggioso poichè necessita di un cambiamento quasi radicale. La seconda può passare per vigliaccheria ma in realtà è ancora più coraggiosa come scelta perchè sta a significare che si è deciso di non arrendersi, si è deciso di aspettare il momento propizio per cambiare tutto.

Tuttavia il desiderio di evasione dallqa propria realtà è forte in ognuno di noi. Avete mai visto il film Borotalco di Carlo Verdone?. In quel film Verdone è uno “sfigato”. Una vita mediocre, prospettive mediocri e dei tentativi di cambiamento della propria condizione di vita attraverso la ricerca del lavoro adatto a valorizzarlo. Purtroppo però questa concezione, questo inquadramento sociale non accenna a diminuire. Anzi, aumenta. La riscossa arriva nel momento in cui, per sbaglio, comincia a vivere in una casa lussuosa. Questa casa, che non è sua, lo rende più sicuro di sè e cerca di camuffar le sue debolezze attraverso degli artefici (cambia voce, usa abiti diversi, crea frasi ad effetto).In realtà la sua sicurezza e tutto il mondo che si è creato intorno è pura finzione. Lui sa di non essere quellaa persona ma il sentimento che si era creato in lui lo faceva sentire speciale.

Allo stesso modo, nella vita di tutti i giorni,  spesso si cerca di assumere una personalità che magari non assomiglia a quella che si possiede. Si sviluppa un sentimento pirandelliano che però, talvolta, ci porta ad assuefarci a quella realtà tutta nuova. Ci si adatta e ci si allontana dalla vecchia personalità. Il fatto sconcertante è che poi ci si ritrova ad essere un meticcio in cui non ci si identifica con nessuna delle due immagini

L’Onda

L’Onda è un film del 2008 diretto dal regista Dennis Gansel che si basa su un esperimento sociale ideato dal professore di storia Ron Jones alla Cubberley High School di Palo Alto, California. L’insegnante, nel 1967, propose ai suoi allievi un esperimento il quale si prefiggeva di simulare una dittatura nell’ambito della classe, per dimostrare che anche in una società democratica post-bellica sarebbe stato possibile ricadere nell’autoritarismo.download

Questo esperimento venne ideato proprio perché i suoi allievi non si capacitavano di come fosse stato possibile che i totalitarismi, e in particolare il nazismo, si siano propagati nelle società d’Europa. Soprattutto, ciò che non ritenevano plausibile era la possibilità che quanto sia accaduto potesse avvenire nuovamente. Il professore, dunque, decise di intraprendere, per gioco/studio, una sorta di dittatura nella classe in cui lui ricopriva il ruolo di Leader mentre i ragazzi, seguaci, dovevano accettare ciò che nella vita quotidiana avrebbero nettamente rifiutato. Proprio per questo, dunque, vennero imposte regole più o meno severe e l’esperimento, che sarebbe dovuto durare una sola giornata cominciò a degenerare in maniera particolarmente imprevedibile e violenta fino ad essere sospeso.
Proprio su questo drammatico episodio, Gansel ha dato vita ad un film che ripropone, nella Germania degli anni 2000 una situazione analoga. L’ambientazione proprio nella terra che viene additata di aver dato vita al nazismo non è casuale poiché, in Germania, proprio in quegli anni, l’insoddisfazione sociale era tale da proporre una riflessione  sulla possibilità che gli eventi potessero ripetersi. I ragazzi vengono descritti con tutti i loro complessi e vengono rimarcati i loro problemi e disagi che né la società, né la famiglia riescono ad affrontare. Così in un liceo tedesco di oggi l’anarchico professor Rainer Wenger, a cui viene negata la possibilità di tenere delle lezioni sull’anarchia per affidarle a un suo collega meno competente in materia, è costretto a proporre agli studenti delle lezioni sull’ autocrazia. Questa tematica non è apprezzata né dal professore, né dai ragazzi poiché ritenuta noiosa, non contemporanea e, soprattutto, è ritenuta un’onta del popolo tedesco che dovrebbe essere dimenticata. Proprio come il professor Ron Jones nel 1967, anche il suo alter ego Wenger pone l’interrogativo ai suoi ragazzi sulla possibilità di una rinascita dittatoriale dopo l’esperienza Hitleriana. Gli allievi, che non la reputano possibile, si mostrano ostili e titubanti. Il professore decide allora di dar vita ad un esperimento: i ragazzi eleggeranno un capo in maniera libera e democratica  (sarà scelto proprio lui) ed inizieranno ad obbedire alle sue regole e ad enfatizzare il ruolo del gruppo. L’elezione che viene proposta attraverso la democrazia serve proprio a mettere in evidenza il sottile legame esistente tra democrazia apparente (dalla quale scaturisce il tutto) e dittatura. All’inizio l’esperimento sembra essere divertente ed utile poiché questi ragazzi  cominciano a mostrate un certo miglioramento delle proprie capacità sociali  oltre che a mostrare impegno ed interesse. Molti di loro migliorano sia fuori che dentro ma l’emarginazione sociale arriva ben presto per coloro che non si allineano a questo pensiero. La violenza non tarda ad arrivare e il gruppo si allarga a macchia d’olio divenendo un’associazione vera e propria, pronta a dar vita ad atti anche estremi e il professor Wenger, si ritroverà immerso in questo mondo a tal punto da diventarne parte per poi perderne il controllo sottolineando il legame forte che combina la nascita delle dittature con la rivendicazione sociale. Nell’esperimento è ben chiaro, dunque, che il concetto di potere e i suoi risvolti negativi possono annidarsi anche nelle idee più ingenue accantonando il passato.

Da Valencia a Jakarta. Cambiamenti in vista.

Indonesia- Prambanan temple. Induism

 

 


30/08/2013

 

Una data che non dimenticherò mai. Non tanto perchè prendevo per l’ennesima volta la mia valigia (la ventesima credo) quanto perchè per la prima volta, dopo aver visitato i maggiori paesi europei, finalmente sarei andato più in là. Oltre quelle ”barriere” europee che non mi davano più quella soddisfazione di qualche anno fà.

Durante i miei viaggi in Europa avevo riscontrato una triste realtà: tutto ormai, per via della globalizzazione che economicamente rende tutto uguale, era diventato piatto, troppo simile. Mi ero reso conto che spostarsi dall’Italia per andare in Francia, o in Spagna, o Olanda e così via, non mi offriva quel vento di novità culturale che cercavo. Dove sono finite quelle culture che ogni paese europeo difendeva con vigore? Beh…non ci sono più. Non perchè gli uomini non ne sentono la mancanza, ma perchè l’imposizione del modello di vita che ci è imposto è quello della società economicamente più forte e dominante: quella americana. Se ci si addentra nelle grandi città europee dei nostri giorni si potrà osservare che tutte possiedono le stesse caratteristiche. Non lasciano spazio alla loro storia se non per trarne profitto dai turisti. Ma soprattutto si può notare che le uniche differenze nel viaggiare da un paese a un altro si riscontreranno nella lingua e nell’architettura che ancora non possono essere accantonate. L’uniformità simil-dittatoriale è oggi il vero mantra che caratterizza la nostra società e questo non mi spaventa, ma mi angoscia.

Cosa bisogna fare allora? Dove andare per incontrare delle persone non formate in un certo modo? Come si può fare per incontrare un pensiero, un’organizzazione sociale, un modo di fare diverso? Beh..bisogna andare in quei luoghi in cui il modello occidentale è ancora abbastanza distante da far emergere quelle realtà differenti (non sbagliate) che non vanno giudicate guardandole dall’alto al basso, ma che vanno osservate e comprese. Qusto perchè se una società ha delle tradizioni, dei comportamenti, delle credenze, dei modi di relazionarsi, è perchè storicamente, geograficamente e culturalmente hanno trovato più ”utile” adottare quei sistemi.

Quando mi ritrovai seduto su quella comodissima poltroncina della Qatar airways con direzione Jakarta – Indonesia sapevo che al mio ritorno la mia visione delle cose sarebbe stata diversa. Sapevo che le mie relazioni con le persone, gli amici, i conoscenti che mai si erano inoltrati a più di 200 km di distanza dal loro luogo natio sarebbero inesorabilmente cambiate. Ne ero consapevole. Lo sapevo! Ed ero voglioso di vedere la mia progressiva reazione, il mio progressivo cambiamento.

L’aeroporto di partenza non era Fiumicino, ma Madrid – Barajas. Questo perchè per 3 mesi ho lavorato a Valencia e decisi di partire da lì. La Spagna fu una delusione. A tutti coloro che sono stati in Spagna per l’erasmus voglio ricordare che…beh l’Erasmus è un’esperienza diversa. Si può fare in Spagna, Francia, Ungheria. Sarà sempre un’esperienza meravigliosa perchè è come una bolla di sapone in cui la realtà circostante non si vede. L’Erasmus è quell’anno, o 6 mesi, in cui si è in un mondo incantato che non ti fa vedere la realtà. Per questo dico di non pensare al paese visitato nel periodo erasmus perchè al vostro ritorno in quel paese lo troverete diverso, cambiato e voi ne rimarrete delusi.

Partii di pomeriggio in direzione Doha e poi da Doha finalmente a Jakarta. Dopo le prime 7 ore atterrai a Doha. Caldo? no,  vero e proprio forno. Era mezzanotte e mi sembrava di stare in una sauna. La sensazione però mi piaceva..un caldo del genere non l’avevo mai provato! Indossavo gli occhiali quella sera. Appena scesi dall’aereo si appannarono tutti! tanto da sentire il sogghingno di una ragazza dell’aeroporto (sicuramente era locale) e quando passai mi disse in inglese: “I smile because every time I see that”. Risi anche io e andai ad aspettare la mia ”coincidenza”. Dopo due ora, cambio di aereo! Cominciai a vedere le hostess, tutte rigorosamente orientali. Le guardavo imbambolato (non per la loro bellezza) perchè per la prima volta parlavo con una persona asiatica al di fuori del suolo europeo. Per me era una novità, un momento di riflessione e anche di orgoglio personale. Altre 8 ore, interminalbili. Avevo una marea di film da vedere e misi il padrino paerte 1 quando, però, all’improvviso mi accostai con lo sguardo al finestrino e lì c’era l’India. Inconfondibile il suo profilo disegnato dalle luci. Era davanti ai miei occhi e pensavo agli incantatori di serpenti, agli elefanti, e ad Alessanfro Magno. Chissà cosa avrà pensato quando si sarà trovato di fronte quei mostri enormi e quegli “uomini con la pelliccia”. Una sottile risatina veniva fuori quando decisi che era il momento di dormire un po’, ma non prima di aver assaggiato il cibo portato dalle hostess che cominciava ad avere un certo sapore orientale (per quanto possa essere cibo quello portato su un aereo). Mi svegliai ed era ormai mattina davanti a me l’oceano pacifico e l’Indonesia ad un passo. L’atterraggio era questione di poco, tutto sommato. Quando arrivò il momento non ero molto emozionato. Piuttosto ero pensieroso: mi piacerà lì? Riuscirò ad integrarmi? Mi adatterò alle regole locali? Tutte domande che lasciano il tempo che trovano. Eccoci qui, siamo arrivati. Le porte si aprono e percorriamo il corridoio che ci porta all’uscita dell aeroporto e dopo essere passati all’ufficio per il visto (un’ora d’attesa) esco dall’aeroporto. Caldo! Un caldo diverso da quello di Doha, asfissiante afosissimo. Ma è diverso, mi piace! Un passo e divento una goccia di sudore umano. Quando poi vedo la scritta su un cartello di un ragazzo indonesiano: Darmasiswa students. Ok dissi, è lì che devo andare. Comincia l’avventura

 

 

 

Lontano da casa, ma quale casa?

Salve a tutti,

oggi comincio con questo mio post introduttivo per ”iniziare” il mio blog. Con il tempo spero che diventerà più articolato e complesso.

L’obbiettivo diquesto blog è quello di condividere conoscenze, esperienze, idee e arte di ogni tipo perché la cultura e la comunicazione avvicinano gli uomini. Darò molta importanza alle esperienze personali; viaggi, avventure, clichés.

L’interazione e la condivisione sono gli elementi di cui bisogna far tesoro e spero che questo blog riesca a suscitare emozioni, riflessioni e chissà.. anche cambiamenti (positivi)

Con queste poche righe, vi lascio in attesa di migliorare questo spazio web.

A prestoimages

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